i lavori dell'inizio       acrilici anni '90         monotipi e lavori su carta     acrilici anni 2000
Lo scritto che riporto qui di seguito risale a dieci anni fa, ma è ancora quello che meglio descrive il mio itinerario di allora .
Lo debbo alla cortesia ed alla sensibilità di Pierluigi Isola, artista e figlio d'arte
Caro Paolo,
osservando una serie cronologicamente eterogenea di tue opere, per un mio vago, incongruente gioco visionario, provo a ridisegnare con la mente il percorso asimmetrico e tortuoso, forse improbabile, del loro rapsodico rincorrersi e collegarsi nello spazio di una nostra conversazione. 

Fuori da ogni nozione di continuità e di causalità: camera in cui l'eco talvolta precede la voce. 

All'inizio del percorso c'è il tuo impulso a comporre e "ricomporre" lo spazio per immagini fluenti, dense di risonanze e riflessi, graficamente consolidate. 

Poi qualcosa cambia: la matrice xilografica si frange in caratteri mobili; la forma non può più contenere e distanziare: si limita a decomporre i postumi di una febbrile, inquietante proliferazíone vegetale, di una natura distante non più descritta e costruita ma segretamente sorpresa nell'atto di imprimersi in curiosi fossili post-atomici, efflorescenze sfuocate e affastellate. 

Tutto questo avviene senza dramma: in un amorevole stratificarsi degli elementi. 

In uno scbiumante mare vegetale che riporta alla mente le immagini di un microcosmo biologico luminoso, ogni rigidezza formale è abbandonata, e il colore, tutt'altro che accordato in senso tonale o impressionistico, grida il suo dissenso inaspettato in una serie di acide dissonanze. 

L'idea di "natura" è ormai un fantasma della mente, il viaggio prosegue con lo sciogliersi progressivo delle sembíanze e delle certezze in un processo che non approda banalmente alle rive usate di un qualche tachisme di maniera; le tue immagini mi paiono piuttosto il riflesso di un gioco epicureo in cui il cosmo viene lasciato liberamente organizzarsi attorno ai suoi atomi colorati e  di cui tu, in fondo, non sei che il primo meravigliato spettatore.
Pierluigi Isola